
La prima parte di questo viaggio alla scoperta del Marocco berbero vi porterà a salire piano piano tra le vette dell’Atlante. Partendo da Marrakech di buon mattino si percorre la N9, una strada asfaltata ma di certo non a scorrimento veloce.
Usciti dalla città rossa il paesaggio già comincia a cambiare diventando molto verde e collinare. La vostra prima tappa di giornata è però là, dietro i monti dell’Atlante, superato il passo più famoso del Marocco. Si chiama Tizi n’Tichka e par raggiungerlo dovrete scalare i suoi 2260 metri.
La strada sale tra tornanti e viste mozzafiato … da qui sembra di dominare il mondo. E sembra incredibile che proprio sulla ripida ascesa che porta al passo, possiate trovare bancarelle pronte a vendervi fiori, erbe aromatiche o souvenir. Il Marocco è anche questo, resilienza e lotta per la sopravvivenza.
Fermatevi qualche minuto al Tizi n’Tichka, riposatevi perché avrete guidato già per oltre 100 chilometri e quasi 2 ore. Godetevi la vista e l’aria frizzante di montagna prima di ripartire.
La catena dell’Atlante è come un cancello di ingresso nel mondo del popolo berbero. Superato il passo già potrete cominciare a scorgere le primissime kasbah e le donne ricurve al lavoro nei campi.
Dopo pochi chilometri, 4 per l’esattezza, vi troverete di fronte ad un bivio: proseguire verso Ouarzazate lungo la N9 o svoltare sulla P1506 verso Telouet. Come sempre la strada più complessa è quella che garantisce maggiori soddisfazioni. Per cui svoltate e non ve ne pentirete, anche se i primi chilometri di sterrato potrebbero spaventarvi.
Questa stradina immersa nel Marocco è davvero incredibile. In pochi metri vi ritroverete da soli, circondati da aride montagne rocciose che nascondono piccoli torrenti portatori di vita. Proprio intorno al loro letto sorgono incredibili oasi verdi, verdissime, che offrono riparo e cibo per i primi villaggi berberi che incontrerete. Adaha, Talattane e poi Telouet tutti caratterizzati da case di fango e paglia, rosse come come la terra che vi circonda.
Superate Telouet e la Kasbah del Glaoui si prosegue sulla P1506 in direzione Ait-Ben-Haddou distante circa 50 chilometri. La strada, recentemente asfaltata, è bellissima da guidare ed il colore delle rocce e della terra tende a diventare sempre più ambrato. Lungo i letti dei fiumi si susseguono i villaggi berberi dove la gente sopravvive ricavando il massimo da una terra apparentemente ostile.
“Strada delle mille kasbah” vuol dire che gli incredibili paesaggi lunari dai colori caldi vengono interrotti da numerose oasi, palmeti e bellissime abitazioni tipiche marocchine. A sorprendervi, però, non sarà solo la natura: piccoli villaggi berberi, infatti, renderanno il viaggio ancor più intimo ed autentico.
Lasciamo questi scenari meravigliosi fino a raggiungere un luogo con il fascino fiabesco, la Kasbah Ait-Ben-Haddou, uno dei 9 siti del Marocco che l’Unesco ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità… La Ksar è un concetto abitativo tribale, tradizionale del Marocco pre-sahariano, composto da un gruppo di edifici costruiti nel 1600 con materiali organici, tra cui un ricco fango rosso, e racchiuso all’interno di alte mura dove ancora oggi alcune famiglie vivono. Ait Ben-Haddou è stata costruita su una collina, in modo da dominare la vallata, lungo le sponde del fiume Ounila, ai piedi delle montagne dell’Atlante.
Il cuore vi batterà a mille durante questa visita…
Proseguiremo per Ouarzazate, che nel linguaggio berbero vuol dire “ luogo tranquillo, senza rumore”… sopranominata anche LA PORTA DELL’AFRICA.
Sta di fatto che proprio i suoi splendidi scenari e paesaggi pre Saharini, le vicine oasi di palme, la ricchezza di valli e gole non potevano che attrarre i registi del mondo della celluloide che proprio qui vi costruirono nel 1983 gli studi cinematografici Atlas!
Solo alcuni dei moltissimi film girati qui sono: STAR WARS, IL GLADIATORE, LA MUMMIA, IL TRONO DI SPADE …
Ci dirigiamo verso l’oasi di Skoura, che si raggiunge dopo circa 40 chilometri di N10.
Il palmeto di Skoura è la porta d’ingresso nella valle del Dadés. Grazie ai suoi 25 chilometri di palme progettati nel XII secolo e al metodo tradizionale d’irrigazione del khettara si è guadagnato la tutela dell’Unesco.
Chi a Skoura può dedicare ore e non giorni, vi consiglio di visitare la Kasbah Amridil, una delle meglio conservate di tutto il Marocco. La struttura è così in ottimo stato da essere un vero e proprio museo a cielo aperto che conserva anche diversi utensili ed artefatti utilizzati dagli abitanti del villaggio che risale al 1600.
Per godere a pieno della visita il meglio sarebbe riuscire a farsi aiutare da una guida, ma anche senza la scoperta della kasbah è davvero molto piacevole.
Superata Skoura e la sua oasi si entra nella valle scavata dal fiume del Dades. Incredibile pensare come una lingua d’acqua così sottile, a tratti quasi un rigagnolo, possa aver creato nei millenni un paesaggio tanto spettacolare che trova il suo culmine nella parte più settentrionale in quelle che sono chiamate le Gole del Dades.
Prima di raggiungere queste gole, però, il Marocco regala ancora sorprese. La N10, perfettamente asfaltata, vi porta infatti a Kelaat M’Gouna nel cuore della Valle delle Rose. Questo nome romantico deriva dal fatto che in Primavera, in particolare a Maggio, questa zona del Marocco berbero viene colorata dai petali di questo fiore in grado di resistere al freddo ed alla siccità. I campi si riempiono di petali e lungo il tragitto troverete numerose donne chine a raccogliergli e bambini pronti ad inseguirvi per vendervi collane variopinte.
Superata la Valle delle Rose, all’altezza di Boumalne Dades si abbandona la N10 per entrare nella parte più spettacolare di tutta questa zona: le mitiche Gole del Dades. La R704, altra strada ben asfaltata, inizia a salire tra pareti rocciose che piano piano diventano sempre più strette.
La R704 è spettacolare e corre costeggiando il piccolo letto del fiume Dades. Proprio all’incessante e lenta opera di questo fiumiciattolo si deve la nascita circa 600 milioni di anni fa di questo vero e proprio canyon.
La strada che percorre le Gole del Dades è un riassunto meraviglioso di questa parte di Marocco berbero, i colori diventano ancora più intensi. Il verde dei palmeti che affiancano il fiume Dades contrasta ancora di più il rosso sempre più avvolgente della terra e delle rocce. Ed è un continuo superare piccoli villaggi di gente umile, dove il turismo è accolto senza sfarzo ma con estrema gentilezza.
Dopo circa una trentina di chilometri da Boumalne Dades, le Gole del Dades regalano il loro punto più spettacolare. I muri di roccia arrivano quasi a toccarsi. La strada si arrampica letteralmente con una serie incredibile di tornanti. Una volta arrivati in cima alla salita potrete godervi la vista su questa ferita nella roccia dalla terrazza di un bar, che rovina un pò la magia, o dal vicino punto panoramico.
La R704 prosegue fino a M’semrir, ma il panorama diventa più piatto e meno spettacolare per cui, se avete poco tempo a disposizione vi consigliamo di tornare verso Boumalne Dades e dirigervi verso un altro piccolo grande spettacolo di questa terra.
Si prosegue per arrivare all’ennesimo spettacolo che, solo questa terra riesce a regalare, Gole del Todra.
Da Boumalne Dades si torna sulla N10 verso Tinghir che con i suoi 1300 metri sul livello del mare è una delle città più alte di tutto il Marocco. Il paesaggio ed il clima, però, non sembrano proprio quelli tipici montani. Dopo 45 minuti di viaggio arriverete nella cittadina e imboccherete la R703 verso Tamtetoucht.
La strada sale e regala splendidi panorami sul maestoso palmento che circonda Tinghir, il cui verde intenso ancora una volta crea un incredibile contrasto con il rosso che caratterizza questa parte di Marocco. Dopo circa 15 chilometri la R703 sembra finire contro il muro di roccia che si staglia di fronte a voi. Una piccola curva a destra e lo spettacolo delle Gole del Todra si aprirà alla vostra vista.
Sarete letteralmente schiacciati tra due pareti rosse di oltre 300 metri che si lanciano verso il cielo distanti tra loro non più di 20 metri. Fermatevi, parcheggiate la vostra auto a bordo strada e scendete. Difficile fare foto che rendano l’idea, difficile descrivere la bellezza delle Gole del Todra.
Ancora una volta siamo piccoli di fronti a tutto, ancora una volta questo paese regala emozioni.
Ripartiremo poi per il deserto attraversando i palmeti di Tafilalet… regione compresa tra gli oued Ziz e Rheris, il Tafilalet è un enorme palmeto del Grande Sud. … Immagina di assaggiare le centinaia di varietà di datteri… Il nome significa ‘brocca’ nella lingua dell’antico popolo Amazigh (aka berberi), e questo è sicuramente un soprannome appropriato per la più grande oasi del Marocco.
Arriveremo in Riad, ai piedi delle dune.. non manca tanto per vedere lo spettacolo così tanto atteso.. camminate sulla sabbia fine dell’Erg Chebbi, rilassatevi e godetevi lo scenario mozzafiato.
Ci svegliamo respirando il silenzio.. quella sensazione che provi solamente qui… godiamo della colazione tradizionale marrochina e iniziamo il nostro tour tra le dune dell’Erg Chebbi.. Erg infatti in arabo vuol dire “dune portate dal vento”. È tutto ‘tanto’ in Africa, il verde delle oasi è troppo verde, il rosso della sabbia è troppo rosso, il cielo è davvero troppo azzurro. Tutto così intenso da sembrare quasi irreale…
Tra le molte mete che ci attendono, scopriremo come e dove vivono le famiglie nomadi della zona … oasi selvagge in mezzo al nulla, paesaggi spettacolari del deserto e piccole città con i palmeti …
Il nostro tour ci porterà poi a Khamlia, un paesino situato alle porte delle dune. In questa località, avremo l’opportunità di scoprire la famosa danza Gnawa della popolazione ancestrale e la sua musica tradizionale., abitato da una popolazione proveniente dal Mali e con loro assisteremo ad un piccolo concerto di musica, assaporando il delizioso tè marocchino.
E finalmente… dopo tanta attesa.. nei pressi del Riad, ci attendono i dromedari per una traversata tra le dune di sabbia, nel cuore del deserto.. Tante emozioni amplificate dalla bellezza che ci è esplosa tutto attorno. I colori, le persone che ti salutano incuriosite, i bambini che ti corrono incontro, sorridenti … ed il silenzio, davvero totale il silenzio del deserto, aperto e profondo, generato dallo spazio enorme, sconfinato, che c’è intorno.
Nascosti all’interno della Grande duna, ci attende la serata intorno al fuoco, si ascolta musica berbera suonata dai ragazzi che ci lavorano e che, come da tradizione, tramandano oralmente canti e balli con centinaia di anni di storia.
Il cielo stellato sarà la cornice ideale per la vostra notte nel deserto.
La sveglia è al mattino presto, per poter vedere un altro grande spettacolo tra le dune del Sahara marocchino: una meravigliosa alba … immersione completa nella natura e nel silenzio, che ci consente di ascoltare il nostro respiro, le nostre emozioni e percepire che ciò che ci circonda in quel momento ci appartiene, che siamo parte di questa piccola frazione di Marocco che ci accoglie, ci stupisce, ci insegna che si può vivere anche così.
La differenza ci incanta, ci illumina e dona un’immagine che resterà nei nostri occhi.
E dopo questo incanto, VI AUGURO DI POTER SOGNARE, E CON NOI REALIZZARE IL VOSTRO SOGNO